La pianificazione urbanistica in un’ottica di genere

Sabato, 18 Maggio 2013
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Pubblicato in News

di Claudia-Pia Ranucci.

Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Italo Calvino

 

Avete mai riflettuto su quanti prodotti siano in commercio per soddisfare le esigenze specifiche dei consumatori? Pensate per esempio ai mouse per mancini, ai mobili a misura di bambino, ai montascale per chi ha difficoltà motorie… questo sta a significare che esistono differenti bisogni per differenti categorie di persone.

Questo concetto è sicuramente valido per ogni livello di progettazione, ma queste “differenze” che si soffermano su cose prossime, di piccola scala, poco sembrano adattarsi ai grandi progetti urbani, alle grandi pianificazioni, ai grandi sviluppi, come se in nome del grande e del collettivo tutti diventassimo solo “cittadini” invece che utenti con esigenze specifiche.

In particolare le donne, intese come “categoria di utenti”, sono da sempre ignorate nella pianificazione delle città. Nonostante in alcuni paesi, come USA e Germania, l’urbanistica di genere sia riconosciuta come disciplina accademica già dagli anni ottanta, non sono stati ancora inseriti in modo sistematico indicatori di genere su questa problematica, non solo nelle politiche italiane, ma neanche in quelle della Commissione Europea.

Eppure le donne hanno molto da dire: in generale, vivono in una sola giornata, concretamente, quasi il doppio degli spazi che vivono gli uomini, usano più degli uomini la mobilità pubblica, si spostano di più a piedi, hanno spostamenti cosiddetti a zig-zag, multi-stop, perché mescolano impegni di lavoro, familiari e di cura, usano i luoghi pubblici come mercati e parchi. Ne consegue che organizzare una città per questo tipo di utenza ha implicazioni sulla collocazione delle fermate dei mezzi pubblici, sulla sicurezza di un percorso, sul design di un autobus o della stessa fermata, oppure diversa è la percezione di come debba essere un parco o la valorizzazione dei luoghi e così via.

Quello che vorremmo è una strategia per il governo del territorio che possa assumere queste domande e trasformarle in qualità urbana e territoriale, che coniughi le sfide della modernizzazione con la sostenibilità ambientale ma anche della coesione e della solidarietà sociale perché una città progettata per le donne è una città migliore per tutti.

Ultima modifica il Martedì, 21 Maggio 2013 22:51

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