L’impresa è donna

Martedì, 17 Settembre 2013
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Pubblicato in News

di Laura Tinari.

Cresce in Italia il numero delle donne che scelgono di fare impresa: se pur in un momento dai contorni poco rosei, le imprese femminili nell’arco temporale compreso tra marzo 2012 e marzo 2013, sono aumentate di oltre 10mila unità. La crisi congiunturale non ferma, dunque, coloro che vogliono mettersi in gioco in prima persona, entrando nel mondo del lavoro autonomo e in generale in quello imprenditoriale. Alla fine del primo trimestre di quest’anno le aziende femminili iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio sono state 1.424.798, il 23,5% del totale. Una performance importante se considerata nel contesto dell’intero tessuto imprenditoriale italiano, avanzato in quel periodo appena dello 0,2%, mentre “l’esercito” delle imprese al femminile ha mantenuto un passo più che triplo: +0,7%. Insomma le 10.231 aziende femminili, costituiscono quasi i 3/4 di tutto il saldo realizzato dal sistema delle imprese (pari a +13.762 imprese).

In Abruzzo al 31 marzo di quest’anno le imprese femminili iscritte al registro erano 41.546, con un aumento nel periodo considerato di 414 unità rispetto al totale di 709. I dati dell’Osservatorio Imprenditoria Femminile di Unioncamere - Infocamere hanno poi analizzato la situazione provincia per provincia: nella nostra regione la prima risulta essere Chieti con 13.820 imprese (+29,7), segue Teramo con 9.795 (27%), poi Pescara con 9.509 aziende (+26,8) e chiude L’Aquila con 8.422 imprese (27,3%). Dati che indicano un certo dinamismo dell’imprenditoria femminile anche in Abruzzo.

Un’altra importante indicazione arriva anche dalla forma giuridica scelta per le nuove imprese: nei dodici mesi in esame si è verificata una vera esplosione delle società di capitali +11.663 unità per una crescita del 5,6%. A seguire anche il sensibile aumento delle cooperative guidate da donne: 1.042 imprese in più, pari ad un aumento nel periodo del 3,6%. Resta però, secondo i dati dell’Osservatorio, una sorta di maggiore fragilità finanziaria delle imprese femminili rispetto alla media: il 72% di esse, infatti, opera con un capitale sociale di meno di 10mila euro, contro il 67% della media delle imprese. «Senza impresa non c’è lavoro, sia esso dipendente o autonomo. - Ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - E dunque nei piani per ridurre la disoccupazione, bisogna puntare innanzitutto sulle imprese e sulla voglia che tanti italiani, prime fra tutte le donne, continuano ad avere nonostante tutto. In questi anni difficili, la spiccata propensione imprenditoriale delle donne sta dando delle risposte concrete alla crisi e alla riduzione delle opportunità di lavoro».

Tutti ben conosciamo la situazione economica che la nostra regione ma in generale il Paese vivono e sappiamo come sia fermo il mercato del lavoro, pertanto l’unica strada possibile per creare nuova occupazione è ricorrere al fare impresa. Un campo questo che troppo spesso è stato visto solo sotto il punto di vista del rischio e non sotto quello dell’opportunità. Oggi, però, un cambio di ottica è necessario. Le donne sanno essere portatrici di un nuovo modo di fare impresa, le loro peculiarità e caratteristiche nel pensare, operare e comportarsi, la loro competenza, sensibilità diversa, voglia di fare, in alcuni casi di ricominciare, e il loro entusiasmo possono essere ingredienti importanti per la nascita di una nuova cultura imprenditoriale, che parta proprio dall’interno dell’universo femminile. La stessa identità e il punto di vista delle donne le rende portatrici di istanze di innovazione e trasformazione, secondo una visione complementare e non opposta a quella degli uomini. Tutto ciò si ripercuote sullo stile di leadership che loro sanno attuare.

L’attenzione delle donne è rivolta in particolare al rispetto dei rapporti interpersonali, all’etica del lavoro, alla condivisione di responsabilità, alla capacità di apprendere e semplificare, a migliorare l’organizzazione, a trovare soluzioni veloci, ad investimenti e rischi più controllati, alla cura dell’ambiente, ad uno sviluppo sostenibile. Però, su questo “sotto strato” devono poggiare solide basi di conoscenza e competenza. Il fare impresa, infatti, presuppone che si sia coscienti della strada che si intraprende e pertanto si abbiano delle conoscenze, appunto, che permettano di svolgere al meglio il ruolo dell’imprenditrice, anche in termini sociali.

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Settembre 2013 20:46

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