La città per tutti – Le donne desiderano, riflettono, progettano...

Lunedì, 07 Ottobre 2013
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Pubblicato in News

di Ileana Santone.

Il pensiero della “differenza”, in tema di urbanistica e politiche di genere, prende forma con l’enpowerment e si attua attraverso il mainstreamig di genere.

Fin dagli anni 70 ha prodotto ricerche, documenti, Carte ed ha sperimentato pratiche in molte realtà, generando reti in ambito accademico ed associativo.

Tra queste citiamo la rete “generourban”, attivata presso il dipartimento di Urbanistica del Politecnico di Madrid, e la rete “Euro FEM”, sostenuta dal Ministero Dell’Ambiente finlandese, che hanno avviato la realizzazione di “infrastrutture per la vita quotidiana”. Vanno ricordate inoltre la Carta europea delle donne nella città e la Carta mondiale delle donne per il diritto alla città.

Anche in Italia sono stati raggiunti degli obiettivi a partire dalla spinta data dall’Unione Donne Italiane per l’introduzione degli standards minimi per le attrezzature nella legislazione urbanistica nazionale. E’ opportuno citare la Carta delle idee per la qualità urbana e territoriale, promossa dal Ministero per le Pari Opportunità, e la ricca esperienza di Politiche Temporali presenti in più parti del territorio nazionale.

Abbiamo detto che tutti i documenti scaturiscono dal bisogno di sottolineare il pensiero della “differenza”.

Ma in cosa consiste la differenza di genere?

Essa consiste nella diversa modalità di operare, specifica delle donne, che utilizzano strumenti diversi da quelli degli uomini per raggiungere obiettivi analoghi.

Per semplificare questo concetto possiamo far riferimento alla pratica quotidiana dove è ampiamente accettato. Guardando a piccola scala ci rendiamo conto che diverse categorie di utenti si servono di oggetti opportunamente pensati per il loro specifico modo di utilizzarli, per esempio gli attrezzi per mancini, arredi per bambini o presidi speciali per disabili; tutti utenti con esigenze diverse che utilizzano percorsi specifici per ottenere analoghi risultati.

Mentre questo concetto, sicuramente valido per ogni livello di progettazione, è in uso nella pratica quotidiana, quando si interviene su ampia scala sembra non trovare più le sue motivazioni.

Ciò malgrado la città, citando Gisella Bassanini docente di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, è comunque “per molte donne un oggetto d’amore, anche se spesso, troppo spesso, si tratta di un sentimento non corrisposto.

Molte donne amano la dimensione urbana forse proprio perché ad un certo punto della storia è stata loro sottratta, dopo avergli attribuito lo spazio domestico di cui sono state elette “regine”, spesso senza corona.

La città dunque per le donne è una questione controversa, da sempre occasione di libertà e sofferenza; quindi necessita una riflessione collettiva sul complesso legame che le donne da sempre intrattengono con la città.

Infatti le donne non solo lavorano ma fanno la spesa, accompagnano i figli a scuola o spingono il passeggino lungo un marciapiede dissestato o occupato dalle macchine e portano anche i tacchi che aumentano la percezione del fondo stradale inadeguato.

Insomma le donne si accorgono prima degli altri dei piccoli e grandi problemi urbani, come per esempio la mancanza dei parcheggi o quando cercano di utilizzare beni e servizi, e sono più sensibili alla compatibilità tra gli orari della vita e della Città.

Le donne vivono concretamente in una sola giornata quasi il doppio degli spazi che vivono gli uomini, usano più degli uomini i mezzi pubblici e gli spazi pubblici come mercati e parchi.

Ma se la città fosse pensata anche per le donne avrebbe spazi pubblici più sicuri e meglio illuminati, parcheggi idonei e zone miste per spazi residenziali ed uffici con asili nido ed ampie zone destinate a verde compresi gli orti urbani, i “muri verdi” ed i giardini pensili, strade con marciapiedi sicuri per facilitare la mobilità sostenibile a piedi verso scuole ed uffici, maggiore sicurezza nelle e delle strade anche nelle ore notturne, nuovi servizi di cultura e tempo libero e un’edilizia residenziale progettata per la sicurezza e socializzazione unitamente ad una rete efficiente di trasporti.

Le donne hanno sicuramente infinite occasioni per valutare le proprie esigenze, quindi desideranoriflettonoprogettano….

Per questo quando si parla di pianificazione bisogna introdurre, nell’idea stessa della città, il contributo e la partecipazione che le donne possono e devono dare alla complessa vita urbana traducendo e applicando il mainstreaming di genere che valuta le politiche a 360°, in maniera differenziata per la popolazione sia maschile che femminile, e quindi mira a riprogettarle alla luce delle priorità e bisogni di donne e uomini.

Questo non vuol dire che un ripensamento delle politiche urbane in un’ottica di genere voglia dire tenere, da qui in poi, in considerazione le donne invece degli uomini, ma vuol dire prestare maggiore attenzione alle differenze, e non solo quelle di genere, per dare più importanza alle persone con le loro esigenze individuali e collettive.

In ogni caso se si vuole affrontare la politica di pianificazione della città, ciò non potrà avvenire senza l’apporto delle donne, da un lato, per legittimazione democratica, dall’altro come fonte di rinnovamento della dinamica urbana.

Ormai i tempi sono maturi per utilizzare l’attenzione delle donne e le loro metodologie di analisi e di intervento anche in ambiti generalmente riservati ad architetti, urbanisti e pianificatori ed è quindi possibile ripensare la città in modo plurale.

Riteniamo possibile questo approccio plurale nella pianificazione urbanistica e nella progettazione urbana?

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Novembre 2013 22:54
Ileana Santone

Architetto dal 1971, nel corso della carriera ho sempre cercato di coniugare una dimensione spaziale qualificata con la realizzazione di progettualità concrete. L’attenzione rivolta al sociale mi ha vista componente della Commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo e successivamente socia del Soroptimist International Italia club AQ.

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