La progettazione partecipata

Venerdì, 06 Dicembre 2013
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Pubblicato in News

di Ileana Santone.

Strumento per la sicurezza della città.

La progettazione partecipata trova la massima applicazione nella progettazione urbana per la sicurezza delle città ma è un approccio utilizzato in tutte le metodologie di progettazione più avanzate, attente alle diverse fasce di popolazione e sensibili alle differenze in generale.

A seguito di un lungo escursus tra le teorie enunciate da esperti antropologi, progettisti, politologi come Jane Jacobson, Oscar Newman, Wilson e Kelling, si afferma che la soluzione di molte problematiche sulla sicurezza urbana trova riscontro positivo nel rafforzamento del senso di appartenenza e di identificazione con il quartiere, sottolineata dalla presenza di una buona rete sociale, che è uno degli obiettivi a cui tende la progettazione partecipata.

Tutti i casi in cui è stato adottato questo approccio ha portato a buoni risultati.

Le persone coinvolte sviluppano un senso di attaccamento e rispetto per il proprio quartiere, che si concretizza in azioni virtuose che mirano ad evitare il degrado e contribuiscono a mantenere gli spazi vivi, piacevoli e sicuri.

Le persone coinvolte hanno inoltre sviluppato un senso di attaccamento e rispetto per il proprio quartiere, che si concretizza in azioni virtuose che mirano ad evitare il degrado e contribuiscono a mantenere gli spazi vivi, piacevoli e sicuri.

Quello della Sicurezza è sicuramente un tema dominante nella vita quotidiana di un gran numero di persone; i cittadini si aspettano che la qualità della loro vita venga garantita dalla Città, dal loro Sindaco e dagli amministratori anche quando le decisioni sono collocate ad altri livelli istituzionali.

Ma per rispondere a queste aspettative sono necessari programmi e progetti complessi elaborati con la sinergia tra Stato, Regioni e Comuni e con la partecipazione attiva dei cittadini. L’aspetto e la cura della città, la pianificazione e la gestione degli spazi ne fanno parte.

Da studi ampiamente sperimentati nei paesi del nord Europa si può affermare che la qualità ambientale e la qualità della vita contribuiscono a creare i presupposti per un ambiente più sicuro e a prevenire la criminalità e la paura, faccio riferimento al programma dell’Urban Design, basato sul concetto di appartenenza ed identificazione sociale.

Questo processo di analisi viene affidato ai risultati che scaturiranno dagli incontri partecipativi, dove la presenza massiccia della donne, storicamente abili nel gestire conflitti e forme di mediazione, unitamente alle loro capacità, potrà facilitare il processo partecipativo coinvolgendo tutte le componenti della società per affrontare problematiche che, pur appartenendo al mondo femminile, una volta risolte, avranno una sicura ricaduta positiva sull’intera comunità.

Le donne da molto tempo ragionano su questi temi, è un pensiero maturo quello che stanno elaborando, se guardiamo alle esperienze pregresse, tutte basate sulla metodica progettuale dell’Urban Design, si evidenzia come preminentemente dalle donne siano pervenuti gli stimoli all’impegno collettivo e all’autocostruzione e come dalle loro osservazioni siano scaturite le proposte per il miglioramento degli spazi pubblici e di quartiere.

Se l’obiettivo è quello di coinvolgere i cittadini ed i gruppi di donne nelle diverse fasi progettuali che vanno dall’analisi del contesto alla programmazione ed alla realizzazione delle misure, per poter infine individuare gli interventi più adeguati a soddisfare i bisogni dei residenti, per raggiungerlo è necessario che le persone entrino in comunicazione tra loro e l’applicazione della metodica partecipativa le aiuta a conoscersi superando paure e pregiudizi per costruire una vera comunità.

In questo modo si rafforza il senso di appartenenza ed identificazione sociale con il proprio quartiere che induce gli abitanti ad amarlo, rispettarlo e farlo rispettare.

L’ordine, la gradevolezza e la vivibilità rappresentano il punto di arrivo e di identificazione con il territorio in cui non solo si abita ma si vive.

Ultima modifica il Venerdì, 06 Dicembre 2013 01:11
Ileana Santone

Architetto dal 1971, nel corso della carriera ho sempre cercato di coniugare una dimensione spaziale qualificata con la realizzazione di progettualità concrete. L’attenzione rivolta al sociale mi ha vista componente della Commissione Pari opportunità della Regione Abruzzo e successivamente socia del Soroptimist International Italia club AQ.

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